È molto che non scrivo qui.
Non è che non sto leggendo, anzi, sto leggendo moltissimo. Ma non ho tempo abbastanza per riportare poi qualcosa anche su questo blog.
Spero di poter rimediare in futuro.
«Tutti sapevano che i libri sono pericolosi. Se leggi il libro sbagliato, si diceva, le parole ti strisceranno nel cervello di nascosto e ti renderanno pazzo, pazzo furioso.» (Frances Hardinge)
È molto che non scrivo qui.
Non è che non sto leggendo, anzi, sto leggendo moltissimo. Ma non ho tempo abbastanza per riportare poi qualcosa anche su questo blog.
Spero di poter rimediare in futuro.
Ho appena finito di leggere il diario di Herculine Barbin, alla luce della concezione di Foucault ne La volontà di sapere.
Appena avrò un po’ di tempo, scriverò qualcosa.
Intanto li segnalo:
- Herculine Barbin, Una strana confessione: memorie di un ermafrodito presentate da Michel Foucault. intr. Michel Foucault, trad. Brunella Schisa. Torino, Einaudi, 1979
- Michel Foucault, La volontà di sapere, Feltrinelli, Milano, 1984 [1978]
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L’ho finito oggi.
Poichè ora non ho molto tempo e poichè mi vede d’accordo, riporto la “sintesi” e la “descrizione” da ibs.it.
SINTESI
Nel 1828, Gauss, matematico, fisico, astronomo, al momento direttore dell’osservatorio di Gottinga, dove vive con la seconda moglie Minna e i figli, viene invitato da Alexander von Humboldt, esploratore, geografo e scienziato, a Berlino, dove si svolge un congresso di scienziati tedeschi. L’incontro fra due delle menti più geniali della Germania illuminista fornisce all’autore l’occasione di narrare le incomparabili vite dei due personaggi, dall’infanzia al 1828 passando per il viaggio e il trattato che hanno fondato la geografia e la matematica moderne. Un romanzo intelligente, divertente, ricco di humour; il ritratto irridente ma appassionato e devoto dell’epoca di massimo splendore della cultura tedesca.
DESCRIZIONE
Immaginate che due dei più grandi scienziati del passato, Alexander von Humboldt e Carl Friederich Gauss, si incontrino in un giorno di settembre del 1828 a Berlino e che per alcuni giorni le loro vite di geni ormai attempati, ma con tutte le loro debolezze e aspirazioni, timori e goffaggini, glorie e insuccessi, si intreccino sullo sfondo del caos politico e sociale della Germania postnapoleonica. È quello che ha fatto lo scrittore tedesco Daniel Kehlmann, autore di questo romanzo che si potrebbe definire d’avventura filosofico scientifica e che coniuga sapientemente e con grande ironia, storia e invenzione narrativa. L’incontro è lo spunto per raccontare le vite e le imprese di due luminari che hanno inaugurato la scienza moderna in un raffinato gioco di fatti e finzioni, che ne evidenzi la personalità e l’umanità oltre ai meriti scientifici. Kehlmann descrive l’ambiente politico e accademico della Prussia, della Francia, della Spagna, delle Americhe e della Russia, racconta i rapporti familiari, gli affetti e gli amori degli scienziati alle prese con i più svariati e originali campi di studio, svela i loro sogni e ideali, racconta le guerre, il colonialismo, le rivoluzioni dell’epoca dei Lumi. Il risultato è una storia avvincente e divertente in cui campeggiano le figure di un Gauss misantropo dal talento geniale per i numeri, che non riesce a vivere senza una donna e tradisce la moglie a ogni occasione, e di un Humboldt ombroso e solitario, incapace di esprimere i suoi sentimenti se non alle piante e agli animali oggetto delle sue ricerche, uno scienziato a tutto tondo, che si sforza tuttavia di comprendere gli uomini e non è del tutto privo di iniziativa, come dimostra salvando da un triste destino il figlio di Gauss, Eugen. Accanto a loro rivivono personaggi storici che diventano esilaranti personaggi di una commedia fondata su un’assoluta accuratezza storica, come Louis Jacques Daguerre, inventore dell’antenato della fotografia, il dagherrotipo (esilarante il racconto di Humboldt che accoglie Gauss al suo arrivo e appena il collega scende dalla carrozza vuole farsi ritrarre con l’innovativo metodo di Daguerre mentre gli stringe la mano), oppure il famoso filosofo Immanuel Kant (un minuscolo omino inchiodato su una poltrona, a cui Gauss illustra la sua teoria sullo spazio curvo senza successo: in risposta, sussurrando, Kant richiede salsicce per il pranzo) o ancora Nina, la prostituta preferita da Gauss, e il presidente Thomas Jefferson, incontrato da Humboldt durante le sue esplorazioni americane e desideroso di sapere tutto sulla nuova Spagna.
Teoria dopo teoria, scoperta dopo scoperta, esplorazione dopo esplorazione, Daniel Kehlmann, già autore di numerosi bestseller apprezzati da pubblico e critica, conduce i lettori in un viaggio nella storia e nella scienza che appassiona e diverte.
[ibs.it]
Qualcosa di più su Daniel Kehlmann (Click 1) (Click 2).
// edit
Segnalo, come mi è stato gentilmente chiesto nei commenti, che questo testo mi è stato consigliato dalla mia cara amica fiorentina Chicca, soprannominata anche “nonnelasciopassaruna“. ![]()

«Aprì l’ampia mantella e apparve seminuda, in un abito di tulle rosa scollato fino all’attaccatura dei piccoli seni delicati, un filo di perle intorno al collo, i capelli d’oro scompigliati dal vento…»
Un libro che ho letto durante l’estate e che vale la pena di segnalare: Irène Némirovsky, David Golder
Siamo nella Francia del primo dopoguerra; narrazione lineare, scorrevole, semplice ma incisiva.
L’ambiente è quello dell’alta finanza, col suo bagaglio di ricerca sfrenata di denaro per una vita lussuosa, di cinismo, di dissolutezza affabile e senza rimorsi.
Molte le sfumature esistenziali.
Bello!
Lo consiglio vivamente.
La recensione di Manuela Grassi - “Panorama” (Click)
Qualcosa di più su Irène Némirovsky (Click)
«Chi vuole guardare bene la terra deve tenersi alla distanza necessaria.» [Italo Calvino, Il barone rampante]

Non voglio riportare quanto avevo scritto precedentemente sui libri di Italo Calvino.
Di lui ho letto tutto ciò che è stato pubblicato.
Di lui io penso si debba leggere tutto.
È più che raro trovare qualcuno capace di una scrittura così cristallina, semplice e ricchissima allo stesso tempo.
Lui è sicuramente fra i miei scrittori preferiti.
A me sembra impossibile che qualcuno non l’abbia letto, ma se così fosse, incominciate dalla “trilogia araldica”, tre racconti lunghi o romanzi brevi:
1. Il visconte dimezzato, 1952 (ambientato in Boemia e Italia alla fine del ‘600 presenta come tema centrale il problema dell’uomo contemporaneo – dell’intellettuale, per essere più precisi – dimezzato, cioè incompleto) [RECENSIONE];
2. Il barone rampante, 1957 (ambientato in un paesino immaginario della riviera ligure, Ombrosa, in esso il comportamento del protagonista, il barone Cosimo che vive sugli alberi, si rifà a un’idea di rifiuto delle regole preconcette e di accettazione delle diversità. Dietro al romanzo vi è uno studio attentissimo sull’Illuminismo) [RECENSIONE];
3. Il cavaliere inesistente, 1959 (ambientata in un fantasioso Medioevo con caratteri di modernità - da principio sotto le mura di Parigi, in seguito negli accampamenti cristiani durante la guerra contro i mori, poi in Inghilterra, in Marocco e infine nuovamente in terra francese – la storia si svolge nel IX secolo, durante la guerra contro i musulmani, che occupavano la Spagna. Si ispira e rivela grande studio sulla chanson de geste appartenente al ciclo carolingio) [RECENSIONE].
Riporto dal vecchio blog il post su la saga dei Malaussène che avevo scritto nel settembre 2004. Anche ora ogni tanto vado a rileggermi qualche pagina di Pennac.
Published Settembre 2nd, 2004
«L’uomo costruisce case perché è vivo ma scrive libri perché si sa mortale. Vive in gruppo perché è gregario, ma legge perché si sa solo. La lettura è per lui una compagnia che non prende il posto di nessun’altra, ma che nessun’altra potrebbe sostituire.» [Daniel Pennac, Come un romanzo]
«Che dei libri possano sconvolgere a tal punto la nostra coscienza e lasciare che il mondo vada a rotoli ha di che toglierci la parola.» [Daniel Pennac, Come un romanzo]
Se Pennac fosse un mio professore di Liceo, ne sarei perdutamente innamorata.
Sì sì, lo so, arrivo tardi a scoprire i Malaussène.
Scusate se ho 15 anni!
Comunque, tardi o no, sono un incanto.
Ecco i romanzi che fanno parte del ciclo dedicato alla famiglia Malaussène (le date si riferiscono all’anno della prima edizione rispettivamente italiana e francese):• Il paradiso degli orchi, 1991 (orig.: Au bonheur des ogres, 1985);
• La fata carabina, 1992 (orig.: La fée carabine, 1987);
• La prosivendola, 1991 (orig.: La petite marchande de prose, 1989); Se si vogliono leggere i libri della saga in ordine corretto in italiano, è importante tener presente che nell’edizione italiana “La prosivendola” è stato pubblicato prima de “La fata carabina”.
• Signor Malaussène, 1995 (orig.: Monsieur Malaussène, 1995);
• Ultime notizie dalla famiglia, 1997 (l’edizione italiana accorpa due libri Monsieur Malaussène au théâtre del 1995 e Des Chretiens et des maures del 1996);
• La passione secondo Thérèse, 1999 (orig.: Aux fruits de la passion, 1999).Per le info rimando a Wikipedia (qui), da cui è tratto l’elenco.
Non voglio fare una recensione, non ne sono capace e ce ne sono tante in giro. Rimando ad una quale esempio (L’INDICE ).
Volevo solo dire che cosa li ha fatti piacere a me.
Innanzitutto il linguaggio. Straordinario. Una capacità di penetrare l’animo umano in profondità e al tempo stesso di rendere tutto questo attraverso il comico, nel senso migliore stilisticamente parlando.
La narrazione, capace di portare il lettore (me) a non abbandonare la lettura fino alla fine. Insomma come qualcosa di sfizioso da metter sotto i denti o da indossare che non si vorrebbe mai smettere o togliere.
L’immedesimazione e partecipazione. Per quanto vengano narrate situazioni irreali, l’atmosfera di calore umano e il modo di relazionarsi agli altri e al mondo mi coinvolgono direttamente sentendomi rappresentata in quel modo di sentire.
L’affetto. Sì, l’affetto. Provo molto affetto per questi romanzi. Lo stesso affetto che provavo per le favole da piccola. E lo stesso desiderio di risentirle ancora e ancora. Li ho già riletti, infatti. E credo che continuerò a farlo, provando lo stesso sentimento che sentivo da bambina nel riascoltare una storia che conoscevo già, ma che mai e poi mai mi annoiava.Le copertine in edizioni italiane e francesi:
Questo è un blog dedicato ai libri che leggo.
Ne avevo un altro fino a qualche giorno fa. Si chiamava ::giulia:babel:: . Era nato circa un paio d’anni fa, sempre per lo stesso desiderio di scrivere qualcosa sui libri che leggevo. Era nato lì il nick babel che ho usato spesso sul web. Babel, il condominio dell’antichità in cui si parlavano miriadi di lingue. Babel nei quadri di Bruegel che mi piacevano tanto. Mi sembrava allora adeguato a un blog dedicato ai libri. Ora non più. Babel non c’è più, o è cambiata profondamente, perciò ho reso quel blog privato e ne ho aperto un altro oggi. Scriverò delle letture che farò d’ora in poi e forse da là riporterò qualche post dei libri che più mi avevano colpito.
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