Archivio per Dicembre 2006

“David Golder” di Irène Némirovsky

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«Aprì l’ampia mantella e apparve seminuda, in un abito di tulle rosa scollato fino all’attaccatura dei piccoli seni delicati, un filo di perle intorno al collo, i capelli d’oro scompigliati dal vento…»

Un libro che ho letto durante l’estate e che vale la pena di segnalare: Irène Némirovsky, David Golder

Siamo nella Francia del primo dopoguerra; narrazione lineare, scorrevole, semplice ma incisiva.
L’ambiente è quello dell’alta finanza, col suo bagaglio di ricerca sfrenata di denaro per una vita lussuosa, di cinismo, di dissolutezza affabile e senza rimorsi.
Molte le sfumature esistenziali.
Bello!
Lo consiglio vivamente.

La recensione di Manuela Grassi - “Panorama” (Click)
Qualcosa di più su Irène Némirovsky (Click)

 

 

Calvino

 

«Chi vuole guardare bene la terra deve tenersi alla distanza necessaria.» [Italo Calvino, Il barone rampante]
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Non voglio riportare quanto avevo scritto precedentemente sui libri di Italo Calvino.
Di lui ho letto tutto ciò che è stato pubblicato.
Di lui io penso si debba leggere tutto.
È più che raro trovare qualcuno capace di una scrittura così cristallina, semplice e ricchissima allo stesso tempo.
Lui è sicuramente fra i miei scrittori preferiti.

A me sembra impossibile che qualcuno non l’abbia letto, ma se così fosse, incominciate dalla “trilogia araldica”, tre racconti lunghi o romanzi brevi:

1. Il visconte dimezzato, 1952 (ambientato in Boemia e Italia alla fine del ‘600 presenta come tema centrale il problema dell’uomo contemporaneo – dell’intellettuale, per essere più precisi – dimezzato, cioè incompleto) [RECENSIONE];
2. Il barone rampante, 1957 (ambientato in un paesino immaginario della riviera ligure, Ombrosa, in esso il comportamento del protagonista, il barone Cosimo che vive sugli alberi, si rifà a un’idea di rifiuto delle regole preconcette e di accettazione delle diversità. Dietro al romanzo vi è uno studio attentissimo sull’Illuminismo) [RECENSIONE];
3. Il cavaliere inesistente, 1959 (ambientata in un fantasioso Medioevo con caratteri di modernità - da principio sotto le mura di Parigi, in seguito negli accampamenti cristiani durante la guerra contro i mori, poi in Inghilterra, in Marocco e infine nuovamente in terra francese – la storia si svolge nel IX secolo, durante la guerra contro i musulmani, che occupavano la Spagna. Si ispira e rivela grande studio sulla chanson de geste appartenente al ciclo carolingio) [RECENSIONE].

 

La saga dei Malaussène

Riporto dal vecchio blog il post su la saga dei Malaussène che avevo scritto nel settembre 2004. Anche ora ogni tanto vado a rileggermi qualche pagina di Pennac.

Published Settembre 2nd, 2004

«L’uomo costruisce case perché è vivo ma scrive libri perché si sa mortale. Vive in gruppo perché è gregario, ma legge perché si sa solo. La lettura è per lui una compagnia che non prende il posto di nessun’altra, ma che nessun’altra potrebbe sostituire.» [Daniel Pennac, Come un romanzo]

«Che dei libri possano sconvolgere a tal punto la nostra coscienza e lasciare che il mondo vada a rotoli ha di che toglierci la parola.» [Daniel Pennac, Come un romanzo]

Se Pennac fosse un mio professore di Liceo, ne sarei perdutamente innamorata.

Sì sì, lo so, arrivo tardi a scoprire i Malaussène.
Scusate se ho 15 anni!
Comunque, tardi o no, sono un incanto.
Ecco i romanzi che fanno parte del ciclo dedicato alla famiglia Malaussène (le date si riferiscono all’anno della prima edizione rispettivamente italiana e francese):

Il paradiso degli orchi, 1991 (orig.: Au bonheur des ogres, 1985);
La fata carabina, 1992 (orig.: La fée carabine, 1987);
La prosivendola, 1991 (orig.: La petite marchande de prose, 1989); Se si vogliono leggere i libri della saga in ordine corretto in italiano, è importante tener presente che nell’edizione italiana “La prosivendola” è stato pubblicato prima de “La fata carabina”.
Signor Malaussène, 1995 (orig.: Monsieur Malaussène, 1995);
Ultime notizie dalla famiglia, 1997 (l’edizione italiana accorpa due libri Monsieur Malaussène au théâtre del 1995 e Des Chretiens et des maures del 1996);
La passione secondo Thérèse, 1999 (orig.: Aux fruits de la passion, 1999).

Per le info rimando a Wikipedia (qui), da cui è tratto l’elenco.

Non voglio fare una recensione, non ne sono capace e ce ne sono tante in giro. Rimando ad una quale esempio (L’INDICE ).
Volevo solo dire che cosa li ha fatti piacere a me.
Innanzitutto il linguaggio. Straordinario. Una capacità di penetrare l’animo umano in profondità e al tempo stesso di rendere tutto questo attraverso il comico, nel senso migliore stilisticamente parlando.
La narrazione, capace di portare il lettore (me) a non abbandonare la lettura fino alla fine. Insomma come qualcosa di sfizioso da metter sotto i denti o da indossare che non si vorrebbe mai smettere o togliere.
L’immedesimazione e partecipazione. Per quanto vengano narrate situazioni irreali, l’atmosfera di calore umano e il modo di relazionarsi agli altri e al mondo mi coinvolgono direttamente sentendomi rappresentata in quel modo di sentire.
L’affetto. Sì, l’affetto. Provo molto affetto per questi romanzi. Lo stesso affetto che provavo per le favole da piccola. E lo stesso desiderio di risentirle ancora e ancora. Li ho già riletti, infatti. E credo che continuerò a farlo, provando lo stesso sentimento che sentivo da bambina nel riascoltare una storia che conoscevo già, ma che mai e poi mai mi annoiava.

Le copertine in edizioni italiane e francesi:

il-paradiso-degli-orchi.jpg au-bonheur-des-ogres.jpg
la-fata-carabina.jpg la-fee-carabine.gif
la-prosivendola.jpg la-petite-marchande-de-prose.jpg
signor-malaussene.jpg monsieur-malaussene.jpg
ultime-notizie-dalla-famiglia.jpg monsieur-malaussene-au-theatre.jpg des-chretiens-et-des-maures.jpg

la-passione-secondo-therese.jpg aux-fruits-de-la-passion.JPG

::juLIeBRI:: | questo blog

Questo è un blog dedicato ai libri che leggo.

Ne avevo un altro fino a qualche giorno fa. Si chiamava ::giulia:babel:: . Era nato circa un paio d’anni fa, sempre per lo stesso desiderio di scrivere qualcosa sui libri che leggevo. Era nato lì il nick babel che ho usato spesso sul web. Babel, il condominio dell’antichità in cui si parlavano miriadi di lingue. Babel nei quadri di Bruegel che mi piacevano tanto. Mi sembrava allora adeguato a un blog dedicato ai libri. Ora non più. Babel non c’è più, o è cambiata profondamente, perciò ho reso quel blog privato e ne ho aperto un altro oggi. Scriverò delle letture che farò d’ora in poi e forse da là riporterò qualche post dei libri che più mi avevano colpito.

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