Riporto dal vecchio blog il post su la saga dei Malaussène che avevo scritto nel settembre 2004. Anche ora ogni tanto vado a rileggermi qualche pagina di Pennac.
Published Settembre 2nd, 2004
«L’uomo costruisce case perché è vivo ma scrive libri perché si sa mortale. Vive in gruppo perché è gregario, ma legge perché si sa solo. La lettura è per lui una compagnia che non prende il posto di nessun’altra, ma che nessun’altra potrebbe sostituire.» [Daniel Pennac, Come un romanzo]
«Che dei libri possano sconvolgere a tal punto la nostra coscienza e lasciare che il mondo vada a rotoli ha di che toglierci la parola.» [Daniel Pennac, Come un romanzo]
Se Pennac fosse un mio professore di Liceo, ne sarei perdutamente innamorata.
Sì sì, lo so, arrivo tardi a scoprire i Malaussène.
Scusate se ho 15 anni!
Comunque, tardi o no, sono un incanto.
Ecco i romanzi che fanno parte del ciclo dedicato alla famiglia Malaussène (le date si riferiscono all’anno della prima edizione rispettivamente italiana e francese):• Il paradiso degli orchi, 1991 (orig.: Au bonheur des ogres, 1985);
• La fata carabina, 1992 (orig.: La fée carabine, 1987);
• La prosivendola, 1991 (orig.: La petite marchande de prose, 1989); Se si vogliono leggere i libri della saga in ordine corretto in italiano, è importante tener presente che nell’edizione italiana “La prosivendola” è stato pubblicato prima de “La fata carabina”.
• Signor Malaussène, 1995 (orig.: Monsieur Malaussène, 1995);
• Ultime notizie dalla famiglia, 1997 (l’edizione italiana accorpa due libri Monsieur Malaussène au théâtre del 1995 e Des Chretiens et des maures del 1996);
• La passione secondo Thérèse, 1999 (orig.: Aux fruits de la passion, 1999).Per le info rimando a Wikipedia (qui), da cui è tratto l’elenco.
Non voglio fare una recensione, non ne sono capace e ce ne sono tante in giro. Rimando ad una quale esempio (L’INDICE ).
Volevo solo dire che cosa li ha fatti piacere a me.
Innanzitutto il linguaggio. Straordinario. Una capacità di penetrare l’animo umano in profondità e al tempo stesso di rendere tutto questo attraverso il comico, nel senso migliore stilisticamente parlando.
La narrazione, capace di portare il lettore (me) a non abbandonare la lettura fino alla fine. Insomma come qualcosa di sfizioso da metter sotto i denti o da indossare che non si vorrebbe mai smettere o togliere.
L’immedesimazione e partecipazione. Per quanto vengano narrate situazioni irreali, l’atmosfera di calore umano e il modo di relazionarsi agli altri e al mondo mi coinvolgono direttamente sentendomi rappresentata in quel modo di sentire.
L’affetto. Sì, l’affetto. Provo molto affetto per questi romanzi. Lo stesso affetto che provavo per le favole da piccola. E lo stesso desiderio di risentirle ancora e ancora. Li ho già riletti, infatti. E credo che continuerò a farlo, provando lo stesso sentimento che sentivo da bambina nel riascoltare una storia che conoscevo già, ma che mai e poi mai mi annoiava.Le copertine in edizioni italiane e francesi:






Pennac resta sempre Pennac!
:lode: